Il bell’italiano criminalesque del benzinaio che “se ne sono bevuto un altro”
21 AGO 20

Al direttore - Apprendo dal Foglio che i gesuiti reggitori della Marquette University di Milwaukee, dopo i loro confratelli di Los Angeles e Washington, sono anch’essi in vena di marquette al pensiero unico dominante, meglio noto come ideologia del gender, avendo recepito le norme antidiscriminazione varate dall’Amministrazione Obama. Un’altra piccola conferma della vichiana eterogenesi dei fini in atto nella galassia gay: quello che un tempo era miraggio ed esaltazione della diversità, si capovolge nella realtà nella più piccina delle omologazioni. Ma era tutto scritto. Non per nulla, se le parole hanno ancora un senso, diverso si dice etero, mica omo.
Luca Del Pozzo
Luca Del Pozzo
Al direttore - Il Corriere della Sera rimprovera un benzinaio straniero di usare il linguagio antico della malavita romana. Proprio al contrario il giornale del grande Montanelli dovrebbe congratularsi con l’impiegato della stazione di servizio Eni, Corso Francia. In Italia, gli stranieri che non fanno il minimo sforzo per acquistare padronanza della lingua italiana e delle sue sottili sfumature dialettali sono in tanti, questo benedetto benzinaio merita di essere premiato. Il suo “davvero ne hanno bevuto un altro?”, che urta il purista di Via Solferino, non è coniato dalla Crusca, su questo non ci piove, ma il più difficile per uno straniero bramoso di avere dimestichezza con la lingua italiana è appunto il distinguere l’aulico dal gergale, la lingua ufficiale dai dialetti, l’italiano classico dall’argot giovanile o malavitoso. Quando scrivo in italiano (per esempio sul Foglio) ho spesso delle esitazioni di questo genere. Pietà per i benzinai e gli scrittori stranieri che si arrischiano a buttarsi nella lingua più bella ed esigente del mondo!
Gabriel Matzneff
Gabriel Matzneff
Al direttore - Un paio di giorni dopo l’entrata in vigore dell’euro, di sera, in una antica e ben frequentata trattoria romana in via della Croce (con cortile spazioso per le notti estive), la proprietaria seduta alla cassa, stremata da quarantotto ore di conti, resti e ricevute, all’architetto Ettore Levi e a me che le chiedevamo come se la fosse cavata con la dicitura della valuta, rispose testualmente: “Io sono stata drastica. Ai miei (camerieri, ecc. in impiccio con euri, euro, ecc.) alla fine ho detto: l’euro non si declina”. Caldeggerei una proposta analoga, per la serenità dei talk e dei salotti (soprattutto romani), riguardo al molto nominato sig. Odevaine (talvolta Odeven, talvolta Odevain). Vale a dire: si pronuncia come sta scritto. Gli argomenti – per chi non lo avesse capito – un qualche collegamento ce l’hanno, poiché sempre di quattrini si tratta.
Giorgio Montefoschi
Giorgio Montefoschi
Al direttore - E’ giusto cercare ancora di convincere Jens Weidmann, come ha detto Ignazio Visco, del fatto che la riduzione dei rischi macroeconomici, con le operazioni straordinarie della Bce anti deflazione, si riflette positivamente anche sulla riduzione del rischio per la stessa Bundesbank. Del resto, è verosimile che tentativi di convincimento di un personaggio non certo duttile o, comunque, pronto a modificare le proprie idee siano in atto da tempo a opera di Mario Draghi. Ma ciò dovrebbe essere subordinato alla ferma condizione che, se l’opera per tale convincimento non avrà successo, nella seduta della Banca centrale che si terrà il 22 gennaio si passerà alle formali votazioni su “Quantitative easing”, anche se non si dovesse registrare un ulteriore abbassamento dell’inflazione, già da tempo, in effetti, a un livello che avrebbe dovuto fare scattare l’adempimento dell’obbligo giuridicamente vincolante di intervenire per il mantenimento della stabilità dei prezzi. Il protrarsi di discussioni oltre tale data, il perseverare in un approccio che risultasse inutilmente maieutico oppure la disponibilità a fortemente temperare con clausole varie il Q. e. nel tentativo di effettuare una moral suasion dei dissenzienti (in numero assai ridotto) trasformerebbe l’immagine della Bce in quella di un soggetto politico a tutto tondo, importando in essa tutte le movenze, le lungaggini e i temporeggiamenti di una politica non eccelsa, mentre la norma del Trattato Ue sulla stabilità monetaria risulterebbe violata. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Ecco, così mi piace. L’euro c’est nous, les traités c’est nous.